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Non è vero che i nidi servono "solo" alle mamme che lavorano. I dati dimostrano una relazione positiva tra la presenza di asili nido e le future capacità scolastiche: i punteggi in italiano, per esempio.

di Daniela Del Boca, Silvia Pasqua, Chiara Pronzato

Insegnanti e Ricercatrici presso l' Università degli Studi di Torino

Tre cruciali peculiarità dell’Italia sono la bassissima partecipazione delle donne al mercato del lavoro, la bassissima fecondità e l’uscita delle donne dal mercato alla nascita del primo figlio, principalmente causata dal sovraccarico di lavoro familiare, secondo i recenti dati Istat. Dalla concomitanza di questi fenomeni “negativi” potremmo attenderci dei benefici almeno per i bambini: se ci sono pochi bambini in famiglia e poche mamme lavorano fuori casa c’ è più tempo, in media, da dedicare ai figli. Ci si potrebbe aspettare che il  benessere e lo sviluppo cognitivo e comportamentale dei bambini ne tragga vantaggio.

 

Invece i dati europei mostrano che gli ragazzi italiani non ottengono risultati migliori dei loro coetanei degli altri paesi ma addirittura peggiori. L’Italia ha infatti il quart’ultimo peggior punteggio: è 33esima nella valutazione delle competenze linguistiche e 38esima per abilità matematiche su 57 paesi (PISA-OCDE 2007).

I recenti studi di Jim Heckman e coautori 1 hanno dimostrato come sia cruciale per lo sviluppo cognitivo individuale l’investimento (da parte delle famiglie e dal sistema scolastico) nei primi anni di vita. Investire nei primi anni di vita non solo ha rendimenti più elevati rispetto ad un investimento fatto più tardi, ma ha anche costi minori.

In Italia, l'investimento pubblico nei bambini nella prima fase del ciclo di vita è limitato sia nel confronto europeo che nel confronto con altre classi di età. La spesa media per i bambini in questa fascia di età è del 25% inferiore a quella media dei paesi OCDE ed è la metà della spesa media destinata alle classi di età 6 -11 e 12-16. L’offerta di servizi cioè nidi pubblici è tra le più basse d'Europa: solo il 12% dei bambini sotto i 3 anni ha un posto al nido pubblico, contro il 35-40% della Francia e dei paesi nordici.

Esiste un legame tra lo scarso investimento nei bambini piccoli e i deludenti risultati dei nostri figli nelle classifiche internazionali? In Italia, la mancanza di dati longitudinali non permette di seguire i bambini, i loro genitori e i percorsi educativi nel tempo e di metterli in relazione con i risultati cognitivi e comportamentali di pre-adolescenti e adolescenti2.

Con i limitati dati disponibili tuttavia è possibile verificare la relazione tra frequenza dell’asilo nido e risultati scolastici successivi nella scuola elementare. Un primo data set che ci consente questo è l’INVALSI. L’analisi della relazione tra i punteggi al test INVALSI e la disponibilità di posti negli asili nidi a livello provinciale, (controllando per altri fattori di contesto che potrebbero influenzare gli esiti cognitivi dei bambini e l’offerta educativa) mostra una relazione positiva3. Per esempio la correlazione dei voti nella seconda elementare in italiano e l’offerta di child care è mostrata nella Figura 1.

Figura 1. Rapporto tra numero di Posti nido/bambini 0-2 e Voti in Italiano .

Fonte: Brilli, Del Boca Pronzato 2011

 

I bambini che hanno avuto una probabilità più alta di frequentare l’asilo nido, hanno punteggi migliori in italiano. L’associazione positiva è particolarmente forte se i bambini provengono da una famiglia più svantaggiata che può rivelare un importante nesso con la qualità degli inputs del child care. Risultati del tutto analoghi si riscontrando dall’analisi degli esiti scolastici (voti alla fine delle medie, delle superiori e dell'università) dei giovani tra i 18 e i 30 anni riportati nell'indagine ISFOL-Plus. 4

Altri dati rilevanti sono quelli che emergono dalle indagini condotte dal dipartimento di psicologia dell’università di Torino, che raccolgono informazioni sui bambini frequentanti la scuola elementare (dalla I alla IV classe) nell’anno scolastico 2008-09 in alcune scuole delle province di Cuneo, Asti e Torino. Gli esiti misurati, questa volta, sono di natura non-cognitiva (capacità di ascolto, capacità di concentrarsi nello studio, capacità di stabilire relazioni amicali, creatività nel gioco e capacità di cooperazione con i compagni). I bambini che sono andati al nido hanno in media migliori capacità non-cognitive che gli altri. Anche se l’effetto del lavoro della madre su queste capacità è in alcuni casi negativo, è comunque molto piccolo e quindi più che compensato dall'effetto positivo dell’essere andati al nido.

Tabella 1

Fonte: Del Boca Pasqua 2010

 

I dati anche se limitati suggeriscono risposte preliminari ma importanti che confermano l’esperienza di altri paesi (Danimarca, UK): la socializzazione precoce, il rapporto educativo con personale specializzato, gli stimoli offerti da nidi di qualità sono fondamentali per lo sviluppo dei bambini.

Si tratta di un’ istituzione che compie oggi quarant’anni. La prima legge nazionale sulla costituzione di asili nido risale infatti al 1971 (legge n 1044 del 6 Dicembre 1971), la quale prevedeva un “Piano quinquennale per l’istituzione di asili comunali con il concorso dello stato”.

Articolo tratto dal sito InGenere.it

Daniela Del Boca insegna Economia Politica all' Università di Torino ed è direttrice di ChilD (Center for Research on Household,Income,Labour and Demographics).

 

Silvia Pasqua è ricercatrice presso l' Università di Torino, è anche membro di ChilD e Affiliate del Collegio Carlo Alberto di Torino. Si occupa di Economia della Famiglia e di Economia del Lavoro.

 

Chiara Pronzato è ricercatrice presso l' Università degli Studi di Torino e membro di ChilD. Si occupa di Economia della Famiglia e di Economia del Lavoro.

1Carneiro, P., and Heckman, J. J. (2003), "Human Capital Policy", in J. J. Heckman, A. B. Krueger, and B. M. Friedman (Eds.), Inequality in America: What Role for Human Capital Policies?, Cambridge, MA: MIT Press, 77-239.

2 Negli USA per esempio il Panel Study of Income Dynamics (PSID)e Child Development Supplement (CDS) in Gran Bretagna il Millenium Cohort Survey (MSC).

3 Brilli, Y., Del Boca D., Pronzato C. "Exploring the Role of Child Care in Italy on Mothers and Children” Collegio Carlo Alberto Notebook 2011.

4 Del Boca, D. and Pasqua, S. (2010), "Esiti Scolastici e Comportamentali, Famiglia e Servizi per l'Infanzia", FGA Working Paper No. 36/2010, Fondazione Giovanni Agnelli.